Una guida alle parabole di Gesù

Klyne R. Snodgrass, Stories with Intent: A Comprehensive Guide to the Parables of Jesus, Eerdmans, Grand Rapids 2008, xviii + 846 pp.

Con questo ricco volume, Klyne Snodgrass (docente di New Testament Studies presso il North Park Theological Seminary di Chicago) cerca di fornire una “guida completa” allo studio delle parabole di Gesù. La definizione di parabola proposta dall’autore si capisce già dal titolo: le parabole di Gesù sono innanzitutto «stories with intent», vale a dire racconti che obbediscono a uno scopo retorico preciso, quello di convincere gli uditori – e, nella prospettiva più tarda degli evangelisti, i lettori – ad abbracciare il messaggio che viene loro proposto.

Ogni parabola, in questo senso, è una sorta di Appelstruktur, per usare un termine tratto dall’ermeneutica letteraria di W. Iser: è una “struttura di appello”, che coinvolge potentemente il destinatario ed esige da lui una risposta.

Richiamandosi a una definizione avanzata a suo tempo da S. Kierkegaard, Snodgrass annovera le parabole di Gesù fra gli esempi più alti di “comunicazione indiretta”. Mentre la comunicazione diretta si rivolge esplicitamente a qualcuno, e affronta un argomento immediatamente riconoscibile, la comunicazione indiretta non si rivolge apertamente al destinatario, e affronta un argomento in termini che sfuggono a una comprensione immediata. La valutazione delle parabole di Gesù, in tal modo, viene ricondotta al verbo greco parabállō, che significa appunto “deviare” (anche l’attenzione), “accostare”, “porre a confronto”.

Sulla base di questo assunto, l’autore propone quindi una nuova classificazione delle parabole, che vengono distinte fra: detti aforistici (non trattati nel libro); similitudini, che mancano di una vera e propria trama narrativa (è il caso, ad esempio, delle parabole del seme che cresce, del lievito, della perla, etc.); parabole introdotte da una formula interrogativa (ad es. quella dell’amico importuno, in Lc 11,5-8); parabole narrative totalmente indirette (tra i casi esemplari, la parabola del grande banchetto in Mt 22,1-14 // Lc 14,15-24 // Ev. Th. 64); parabole di giudizio, che implicano una “condanna” dell’uditorio cui si rivolgono (ad es. la parabola dei vignaiuoli omicidi, in Mt 21,33-46 // Mc 12,1-12 // Lc 20,9-19 // Ev. Th. 65-66); parabole narrative parzialmente indirette, che presentano soltanto uno degli elementi tipici della comunicazione indiretta (come la parabola del buon samaritano, in Lc 10,25-37); parabole basate sulla formula “quanto più” (come quella del giudice iniquo in Lc 18,1-8).

Tra le caratteristiche principali del genere parabolico praticato (e innovato) da Gesù, Snodgrass individua in particolare la brevità, la costruzione narrativa semplice e simmetrica, la concentrazione sull’esistenza concreta degli uomini, la spiccata attenzione nei confronti della vita quotidiana, il carattere trasformativo e inaspettato del messaggio, il forte orientamento teocentrico, la frequente allusione alle Scritture.

Alcuni criteri per una corretta interpretazione delle parabole vengono forniti succintamente alle pp. 24-31, nella quali l’autore sottolinea soprattutto l’importanza di comprendere le parabole nel contesto “originario” della predicazione di Gesù.

«So benissimo – puntualizza Snodgrass – che ogni storia, nel momento in cui viene rinarrata, è sempre una nuova storia. La parabola del seminatore che troviamo in Matteo non può avere lo stesso significato della parabola del seminatore raccontata da Marco […]. L’interpretazione delle varie versioni dipende quindi dalla ricostruzione di un contesto vitale […] e non dalle riflessioni teologiche dei padri della Chiesa, dai presupposti della psicologia moderna o da un qualunque altro metodo scelto a nostra discrezione. Le parabole sono espedienti comunicativi che servono a convincere un uditorio. Gli altri dettagli sono importanti, ma ciò che conta realmente è capire cosa Gesù intendesse dire […]. Il significato di una parabola, in prima istanza, deve essere ricostruito partendo dal suo contesto originario» (p. 565).

Questo principio, tuttavia, si traduce molto spesso in una piana accettazione delle coordinate fornite dall’evangelista (o dagli evangelisti), e in un tentativo troppo disinvolto di armonizzazione delle fonti: la lettura di Snodgrass privilegia fortemente la prospettiva dei sinottici, e tende ad appianarne le divergenze anche rispetto alle eventuali altre fonti (come il Vangelo di Tommaso). Il richiamo alla teoria di R. Bauckham sulla destinazione “universale” – non limitata a singole comunità o gruppi – dei vangeli poi divenuti canonici è manifesto, e percorre tutta l’opera.

Questo rende il libro di Snodgrass particolarmente attraente da un punto di vista omiletico-confessionale (non a caso, esso è stato insignito del “Christianity Today Book Award), ma lo espone ad alcune critiche da un punto di vista scientifico.

Si possono infatti individuare alcuni problemi: a) il carattere tutto sommato artificioso e meccanico della classificazione dei vari tipi di parabola; b) l’insufficiente attenzione nei confronti delle fonti extra-canoniche (che devono essere discusse anche in riferimento ai tentativi più recenti di re-interpretazione di alcune parabole); c) l’assenza di un’adeguata ricostruzione del contesto storico-sociale soggiacente alle varie parabole.

Questi problemi, ovviamente, non inficiano l’enorme qualità del lavoro. I suoi punti di forza sono rappresentati innanzitutto dall’accuratezza dell’analisi letteraria e dalla schematicità dell’esposizione. Per ciascuna delle parabole esaminate (in tutto, 32 casi) vengono infatti offerti: una breve introduzione; una discussione della tipologia di appartenenza e della struttura narrativa; un elenco di problemi esegetici particolari; un catalogo di fonti o di passi paralleli utili per l’analisi; uno spoglio delle particolarità stilistiche, lessicali e redazionali; alcune informazioni sul contesto culturale; alcune opzioni di base per l’interpretazione; un’analisi dettagliata dei principali problemi interpretativi e delle loro possibili soluzioni; una proposta di adattamento “moderno” della parabola; una bibliografia di approfondimento.

Tutti questi elementi fanno sicuramente del libro di Snodgrass uno strumento di consultazione di grande utilità, a più livelli.